Secondo Benjamin Graham, il maestro di Warren Buffet, per investire con successo non è necessario avere per forza uno stratosferico IQ o tanto meno avere informazioni che provengono dall’interno, le così chiamate soffiate. Pensate che nel 1720, Sir Isacc Newton aveva comprato parte delle azioni della società South Sea Company, qualche mese dopo perse quasi l’80% del suo investimento. Ovviamente questi due fattori possono aiutare e non poco, ma non sono determinanti. Quello che è davvero necessario per essere dei bravi agenti economici è avere una sensata cornice intellettuale e una buona abilità di tenere fuori le emozioni quando si prendono decisioni. La razionalità deve prevalere sulla irrazionalità e/o la fantasia.

Graham considerava il mercato come un pendolo che continua a dondolare tra un insostenibile ottimismo (quando il prezzo degli asset supera il loro reale valore) e un ingiustificato pessimismo (quando il prezzo degli asset è inferiore a quanto realmente vale). L’investitore intelligente deve essere realista, comprando dai pessimisti e vendendo agli ottimisti. Purtroppo, c’è sempre una variabile che è IMPOSSIBILE da eliminare: il rischio. La soluzione è cercare di crearsi sempre un “margine di salvataggio” minimizzando le proprie perdite.

La bolla delle Dot.com, la crisi del 2008 o i fenomeni speculativi delle cryptovalute non avrebbe sorpreso molto Graham. Nel Aprile del 1919, aveva avuto un ritorno del 250% nel suo primo giorno di trading per Savold Tire, sfruttando il boom del business automobilistico. Tutti i traders compreso lui stavano cavalcando gli anni ruggenti. Gli stessi anni a cui seguirono la Grande Depressione. Tutti avevano testato sulla loro pelle che il rischio esiste sempre.

Nel suo libro l’Investitore Intelligente (The Intelligent Investor) Graham esprime come l’ontologia del concetto investimento è completamente asimmetrica e sotto un’altro dominio concettuale rispetto al termine speculazione.

“Un investimento è una operazione che attraverso una attenta analisi tra i rischi e i benefici e del passato promette un adeguato ritorno. Tutte le operazioni che non seguono completamente queste manovre sono speculazioni”.

Innanzitutto, egli divideva l’investitore in altre due sotto categorie: l’intraprendente e il difensivo. Il primo è quello sceglie con cura l’asset, quelli più di nicchia che possono avere un ROI decisamente più prepotente. Il secondo è quello che sceglie gli asset più sicuri che hanno una storia consolidata e un progetto che esiste da molti anni. Per esempio, un investitore intelligentemente intraprendente può essere collocato tra coloro che hanno investito agli esordi nel progetto Apple o Facebook. Mentre un investitore intelligentemente difensivo è colui che compra asset di progetti come General Motors o Microsoft. L’elemento chiave dell’investitore è la diversificazione. Per assicurasi che il rischio sia meno presente nelle proprie scelte bisogna segmentare il proprio capitale di partenza.

La speculazione, o lo speculatore prima di tutto preferisce investimenti definiti short term, rispetto a quelli long term, e sostanzialmente non diversifica l’investimento puntano tutto su un cavallo e basta. L’idea è solitamente mossa da un desiderio incontrollabile di ottenere ricchezza più in fretta. Questo in termini meramente psicologici potrebbe essere parzialmente interpretato come una semi-patologia determinata da allucinazioni uditive (“diventa più ricco, diventa più ricco velocemente”) che condizionano l’agente economico. Inoltre, uno speculatore sente meno presente il rischio nella sua scelta, classificandolo come individuo propenso al rischio. La speculazione inoltre è contagiosa ed è stata sempre la causa dei più grandi crolli e bolle finanziarie.

How Much? A quanto? Deve essere la domanda che l’investitore e/o lo speculatore si deve chiedere quando entra nel mondo dei mercati finanziari e valutari. A quanto mi conviene vendere? Quanto vale il paniere di asset che ho nel mio portfolio? Senza porsi quotidianamente, o almeno frequentemente questo quesito si rischia di perdere tutto il margine guadagnato in mesi e mesi di dura ricerca e lavoro. Tornare al punto da cui si è partiti ci vuole poco. Anche per quello che riguarda l’investimento in aziende e prodotti tecnologici, chiedetevi sempre quanto vale e ricordatevi che non sempre quello che luccica è oro.

Per finire, Graham sottolinea che è possibile dividere il capitale in due parti: l’80% in investimenti long term e il 20% in investimenti short term. Invitiamo tutti a studiare ed informarsi bene. Ma sopratutto, non investite mai più di quello che non siete disposti a spendere.

Author: Jacopo Sesana

Frequento il corso “Philosophy, International and Economics Studies” a Venezia, presso l’Università “Cà Foscari”. Scrivo per informarmi e per informare.

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