Se qualcuno ancora non sapesse cosa cosa stia succedendo in Venezuela da circa un anno e mezzo ve lo riassumiamo in poche righe.

Il Venezuela è uno dei principali esportatori di greggio in tutto il mondo ed il fatturato annuale corrisponde a circa il 90% delle entrate nazionali. Un’anno e mezzo fa il prezzo del petrolio al Barile crolla drasticamente di quasi del 80%. (E poi ci sono economisti che sostengono che solo le valute virtuali hanno queste oscillazioni). La conseguenza? I rubinetti venezuelani di dollari provenienti da tutto il mondo cominciano a non far uscire più liquidi. I centri commerciali non hanno più i beni di prima necessità. Non vengono più garantiti servizi. Il Social Welfare del paese muore. Inoltre, i Credit Default Swap in Dollari del Debito venezuelano cominciano a pesare, costringendo il governo per non far scappare i suoi investitori esteri a deflazionare la moneta (emettendo nuova moneta nel mercato), quindi creando inflazione sui beni. Ovviamente chi ci perde di più di tutti sono i comuni lavoratori che trovano il pane costare 8 volte di più di quanto costasse prima (800% di inflazione).

Da mesi a questa parte alcuni venezuali considerano la valuta virtuale Bitcoin come una riserva di valore più sicura della stessa moneta nazionale. Questa settimana negli exchange Venezualani il volume di transazioni e cambi tra Dollaro/Bitcoin ha raggiunto i $ 1.3 milioni, raddoppiando quasi in due mesi. La volatilità della cryptovaluta è minima in confronto a devalutazione della moneta locale.

Un paese alla fame, sull’orlo della guerra civile. La politica in crisi. Potrebbe essere la rivoluzione di Satoshi Nakamoto a portare un po’ di speranza tra il popolo venezuelano?

Author: Jacopo Sesana

Frequento il corso “Philosophy, International and Economics Studies” a Venezia, presso l’Università “Cà Foscari”. Scrivo per informarmi e per informare.

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