Le Nazioni Unite (UN) sono prossime a sviluppare il più grande progetto Blockchain di tutti i tempi. Dopo che con successo hanno utilizzato una versione privata della piattaforma Ethereum per inviare aiutare e finanziare moltissime persone povere in Pakistan, il UN’s World Food Program (WTP) sta sviluppando una piattaforma ancora più sicura per garantire il sostegno che molte persone necessitano. Un test pilota, pianificato intorno al 1 Maggio in Giordania, vedrà più di 10,000 persone ricevere da WFP un sostegno economico. Lo scopo finale è arrivare a garantire un sostegno economico a più di 500.000 persone prima del 2018.

Per proteggere la privacy dei destinatari, l’esatto numero non è ancora rilevato. Ma la tecnologia sviluppata  potrebbe essere anche più determinante del servizio dato. Le caratteristiche di tale tecnologia, secondo il direttore finanziario del Programma Alimentare Mondiale (WFP) Houman Haddad, potrebbero rimuovere tutte le rupie e far passare l’economia dei paesi sofferenti da tangibile a telematica.

“Al momento stiamo finanziando il progetto con contatti ufficiale, le cosi chiamate moneta fiat” Haddad, lavorando nella divisione Financial Risk Mananagement di WTP, sa bene che “questo è dovuto principalmente alla assenza di locali commerciali che accettano bitcoin o ether”. Tuttavia è convinto che ” nel momento in cui la diffusione del fenomeno si espanderà anche nei paesi coinvolti nella operazione, si potrà iniziare a distribuire le cryptovalute. Meno commissioni e renderebbe meno difficile coinvolgere un numero più ampio di beneficiari.”

Il progetto che include la piattaforma di Ethereum si chiama Building Blocks. Il primo successo ha luogo nel Sindh, uno provincia del Pakistan durante questo Gennaio.

L’esperimento

Per quarta giorni il team di WTO capirà se l’idea può trasformarsi in realtà. Solo dopo un’ulteriore collaudo si potrà verificare se la Blockchain potrà diventare il nuovo strumento funzionale alla distribuzione di aiuti e risorse.

I beneficiari di questo esperimento sono scelti in modo causale. Le modalità sono semplici: sul account del loro smarhphone apparirà una password; questa verrà poi mostrata ai proprietari di supermercati coinvolti nel progetto. La distribuzione di beni e cibo è l’ultimo step della operazione. Alla fine del mese, verranno controllate le transazioni registrate nella piattaforma pubblico per verificare l’efficienza del sistema.

La differenza abissale sta nel fatto che UN invia il denaro ai supermercati, non direttamente ai beneficiari.  In un esempio ipotizzato da Haddad, i soldi intesi per 100.000 beneficiari possono essere direttamente utilizzati per pagare 400 negozi che sono collocati nella stessa area. ” Il costo delle merci diventa anche minore perché risulta una transazione in meno da fare e sopratutto si elimina la detrazione fiscale per ogni destinatario”. Inoltre Haddad aggiunge “Inoltre evitiamo il rischio che i soldi poi non vengano spesi per i loro scopi”.

Un secondo test è programmato ad Agosto e verrà riproposta la stessa operazione sempre in Giordania, con l’intento di coinvolgere ancora moltissime persone che vivono a ridosso della soglia di povertà.

Donazioni in cryptovalute

Dopo gli esiti positivi della operazione in Pakistan e il proof-of-concept in Giordania, la stessa UN sta iniziando a pensare che potrebbe cambiare la sua formula basata sul cash-based transferts (CBT).

Già da un paio di anni, Un ha deciso di finanziare direttamente l’economia locale sotto forma di vouchers, carte prepagate, smarthphone, piuttosto che consegnare risorse deteriorabili come medicine e cibo . Nel 2015, il programma ha trasferito 680 milioni di Dollari in aiuti di questo tipo. Haddad spera di raggiungere i 2 miliardi di Dollari entro fine anno. Oltre 9,6 milioni  di persone stanno beneficiando di queste operazioni. Tuttavia, i vantaggi di passare ad un sistema di finanziamento senza intermediari, come banche e istituti di credito, potrebbe migliorare e stimolare maggiormente le economie locali, secondo Haddad.

Le ragioni sono molteplici. L’attuale sistema soffre ancora di una detrazione fiscale e commissioni imposte dagli istituti di credito che operano durante il trasferimento di denaro da un luogo all’altro; inoltre, non c’è riservatezza dei beneficiari, i quali rischiano di subire furti o ricatti economici. Tutti questi rischi spostano le operazioni di transazioni in un sistema più sicuro, decentralizzato e distribuito. L’operazione in Pakistan sono state svolte su una versione privata della piattaforma Ethereum e anche il prossimo test in Giordania spera di registrare almeno un milione di transazioni durante i 40 giorni.

Il progetto è sviluppato in collaborazione con la Singularity University. I punti cardine del passaggio alla tecnologia Blockchain sono molti: dalla sicurezza garantita dalla criptografia alla tracciabilità, dalla trasparenza durante la supply chain dei prodotti al registro pubblico ed immutabile per registrare tutte le operazioni, dalla efficienza e velocità garantita per le transazioni alla possibilità di operare direttamente dal proprio telefonino e gestire i propri risparmi senza affidarsi a degli istituti di credito.

Il futuro delle Donazioni

UN Woman ha già creato una partnership con Innovation Norway per rendere più accessibile l’inserimento di giovani donne e ragazze alle operazioni condotte con la Blockchain. In Novembre, United Nations Children’s Fund ha finanziato la sua prima startup basata in questo settore fintech. Il cammino è ancora lungo ma è speranzoso.

“Molti persone si sono offerte di donare Ether (ETH), ma purtroppo non possiamo ancora accettarli. Tuttavia, speriamo che le monete virtuali verranno integrate nelle economie bisognose” concludendo Haddad: ” Il passaggio da una moneta fiat a quella telematica permetterebbe molto più facilmente rintracciare come le donazioni vengono utilizzate e garantirebbe una privacy a tutti i beneficiari”.

Fonte: http://www.coindesk.com/the-united-nations-wants-to-accept-ethereum-and-bitcoin-and-soon/

Author: Jacopo Sesana

Frequento il corso “Philosophy, International and Economics Studies” a Venezia, presso l’Università “Cà Foscari”. Scrivo per informarmi e per informare.

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